Comunicato dell’incendio del mattatoio di Hotonnes

Questo è il testo che accompagna l’attacco incendiario al mattatoio di Hotonnes (Ain), nel corso della notte dal 27 al 28 settembre 2018.
Quella notte là, la luna è calante, al terzo quarto. Un gruppo d’individui si attacca a un mattatoio, accendendovi otto incendi, sia al di sotto di alcuni veicoli sia all’interno dell’edificio stesso, dopo averne forzato gli accessi e averlo messo sottosopra. I sistemi elettrici sono stati attaccati dal fuoco, permettendo forse di mettere fuori servizio il sistema frigorifero e quello di telesorveglianza. Un fumo nero e acre invade il cielo stellato e si abbatte sul villaggio di Hotonnes e sui suoi dintorni.

Vorremmo cominciare col salutare gli attacchi sempre più numerosi, da inizio anno in poi, contro delle macellerie. Queste azioni ci hanno toccate, poiché non ci hanno messe in un semplice ruolo di spettatrici, ma ci hanno spinte ad agire. Ci sembra importante non lasciare che la repressione ci freni e diffondere l’attacco antispecista senza mediazioni.

L’azione antispecista si vive anche nel quotidiano, nel nostro rapporto agli esseri viventi che ci circondano. Non ci interessa, quindi, criticare l’assassinio come un qualcosa di assolutamente cattivo in termini di valori, perché la condanna morale ci pare distante da ogni realtà veramente vissuta. Ci interessa di più allargare l’antispecismo a tutte le specie viventi e rifiutare le false distinzioni fra gli esseri cosiddetti “sensibili” e gli altri. La piantagione in massa di pini per farne delle assi oppure l’allevamento intensivo di galline per la produzione di uova ci fanno un effetto comparabile. Un terreno disboscato può facilmente evocare una fossa comune. Non vogliamo un capitalismo vegan o rispettoso degli animali, ma che continui a sfruttare altre specie.

Diciamolo chiaramente, noi non approviamo alcun allevamento, per quanto benevolo esso sia. Ci ricorda sempre l’addomesticamento ed il fatto di vedere la natura intorno a noi come una risorsa da sfruttare, mentre noi ne facciamo parte ed essa fa parte di noi. Accettare di farne parte vuol dire accettare la molteplicità dei suoi rapporti, che si tratti dello sguardo di una volpe, del rumore di un’ascia che si pianta nel legno, della raccolta di frutti selvaggi al levare del giorno, della scalata di un albero, del cacciare gli insetti che si attaccano al nostro cibo o che invadono i nostri luoghi di vita, del conflitto verbale o fisico con altri esseri umani.

Mattatoi, allevamenti, prigioni sono altrettante maniere di rinchiudere, di sottomettere. Effettuando questa azione, siamo state accompagnate dalle nostre complici umane e non-umane che non erano presenti perché rinchiuse o minacciate di esserlo. Esprimendo la nostra rabbia vi portiamo nei nostri cuori.

E odiamo questo mondo che ci obbliga a scegliere fra l’uccidere delle mucche con la nostra passività oppure rischiare di ucciderle con i nostri atti di sabotaggio. In effetti, durante l’attacco di questo mattatoio sapevamo che delle mucche vi erano rinchiuse e anche se abbiamo cercato di limitare i rischi per queste ultime i nostri atti hanno potuto stressarle o farle soffrire. Ma non vogliamo dimenticare che, se i nostri atti possono fare del male, la nostra indifferenza, lei, uccide di sicuro.

Questa azione si iscrive nella serie di attacchi “stop spécisme”, ma ci sembra importante precisare che il nostro scopo qui è quello di mettere di nuovo l’antispecismo in un ottica di conflittualità permanente contro tutte le autorità.

Questo mondo uccide le mucche sbagliate [occhiolino allo storico slogan “Mort aux vaches”, in cui le “vaches” sono gli sbirri; NdT.].
Per la propagazione di un caos che rifiuta di scegliere fra l’amore e la violenza.

Luna Bianca,
Branco Nero.

 

[Traduzione: Anarhija]

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