Crest : Perché abbiamo ricoperto di vernice e di olio motore usato la vetrina dell’assicurazione malattia Aésio?

Un anno.

Presto sarà un anno che vivamo rinchiusi/e, isolati/e, controllati/e. Presto sarà un anno che, a causa di una guerra [nel discorso con il quale annunciava il primo lockdown, il presidente francese Macron ha insistito sul fatto che saremmo «in guerra» e tale semantica bellicista è stata ripresa più volte; NdT] contro un nemico invisibile, subiamo delle disposizioni normative sotto il peso della paura, del sentimento di colpevolezza. Per le persone che sono in una situazione di maggiore precarietà, la minaccia è quella di vedersi ridurre il budget mensile per il cibo, a causa della multa per una mascherina mal messa o dell’assenza di un’attestazione. Per gli/le abitanti dei quartieri popolari, la minaccia è quella di uscire di casa e incorrere in ogni momento nella violenza della polizia.

Quasi un anno fa, un essere vivente microscopico ha paralizzato tutto un pezzo dell’economia mondiale, svuotato le strade di New York e liberato i nostri cieli, attraversati dall’inquinamento. La globalizzazione, che incarnava l’onnipotenza della specie umana, è diventata la sua maggiore debolezza. Il virus ha conquistato tutti i circuiti commerciali, per stabilire la sua lenta avanzata e risvegliare, nelle nostre menti terrorizzate, una realtà dimenticata dai più: dietro la nostra società, accecata dal divertimento e coccolata dalla medicina moderna, si nasconde la morte, la nostra morte, che avanza implacabile verso il suo scopo.

Di fronte a tutto ciò, abbiamo visto che il potere, dapprima destabilizzato, ha approfittato, come al solito, del nostro terrore e della nostra paralisi sociale per far passare i decreti più liberticidi, le leggi più autoritarie (Legge sulla sicurezza globale, Legge sul separatismo, accelerazione del programma d’installazione della 5G, ecc.).

I diversi lockdown/coprifuochi ci condannano a vivere individualmente le nostre rivolte e sabotano ogni possibilità di organizzarci in gran numero. Per la prima volta, ci siamo visti rifutare l’accoglienza da parte di un/a amico/a, un/a familiare, abbiamo lasciato delle persone care festeggiare Capodanno soli/e perché la «quota» di distanziazione sociale [stabilita dal governo per i cenoni delle feste: sei adulti; NdT.] non poteva essere superata.

Abbiamo seguito senza battere ciglio il calendario del governo e i mass-media hanno prodotto un clima di paura generalizzata, dietro il quale siamo tutti/e messi in riga, ma, a parte le rare persone che hanno avuto un/a caro/a morto/a a causa del virus, ci tocca constatare che, nelle strade, nelle campagne, questa guerra non è affatto palpabile. Se hai la fortuna di non possedere né una televisione, né un computer, né un telefono, potresti uscire di casa e ignorare del tutto il famoso conflitto che i dirigenti ci hanno intimato di sostenere. La sola cosa che lo rende palpabile sono le persone che cambiano marciapiede quando ti incrociano e non hai la mascherina, è quel/la amico/a che ti rifiuta ospitalità quando bussi alla sua porta, perché «non si sa mai». Sono quegli/quelle infermieri/e che appendevano alla finestra degli striscioni con parole indignate.

Noi altri, che seguiamo il mondo dalle notizie d’attualità, ecco che siamo sballottati fra i diversi rapporti di esperti (spesso contraddittori), le riunioni dei vertici del governo, il potere dei laboratori e quello della medicina, talmente irragiungibili da avere une presa completa sui nostri corpi e sulle notre libertà.

Nel giro di qualche mese, un certo brontolio ha comunque cominciato a farsi sentire fra le capanne del popolo bue. Di fronte ad esso, il governo ha risposto designando un responsabile: la gioventù e le sue feste clandestine. Produce così un ennesimo scenario di divisione, affinché nessuno si attardi sulla sua responsabilità.

Una generazione di seniors si offende, addita senza vergogna una gioventù irresponsabile. Non contenti di aver già condannato il nostro futuro, i figli del boom demografico del dopoguerra sacrificano il nostro presente.

Ma la responsabilità di questa crisi non può essere imputata ad un conflitto di generazioni. Da decenni, si succedono dei governi liberali che poco a poco divorano le conquiste sociali dell’ultimo secolo.

Il «personale medico», mandato al fronte in questa guerra, lottava già prima della crisi sanitaria, per conservare il proprio posto lavoro e contro degli ospedali pubblici gestiti come aziende, per volere dei dirigenti.

(A quell’epoca, si vedeva poca gente sui balconi per applaudire infermieri/e e medici in lotta).

Dietro le misure di austerità che mirano a farci perdere poco a poco le conquiste sociali, specialmente gli ospedali pubblici, troviamo delle lobby finanziarie che cercano di impadronirsi di questo ricco mercato. Tali mostri avanzano le proprie pedine colla scusa delle necessita di rimborsare il «Debito Eterno».

Aésio, per esempio, nuovo alter ego mostruoso dell’assicurazione per la malattia Adrea, cerca da un anno di vendere la clinica della mutua di Grenoble, per farla passare al settore privato. L’obiettivo degli interessi del settore privato sono un aumento degli onorari, a carico dei pazienti, e la soppressione di tutti i servizi che non rendono, come il pronto soccorso, il servizio oncologia o la maternità.

Così facendo, le mutue rinunciano ad aiutare le persone più precarie* (*lo diciamo stringendo i denti). Potevamo aspettarcelo.

Cercavamo un responsabile, ne abbiamo trovato uno. Così, nella notte fra il 21 e il 22 gennaio [2021], ci siamo fatti forza, fra amici/he, abbiamo fatto insieme la scelta di rompere il coprifuoco e abbiamo riempito di scritte, di uva piene di vernice e di olio motore esausto la facciata dell’assicurazione per la malattia Aésio.

Speriamo che questo gesto vi darà coraggio per rompere la cappa di piombo di questo isolamento e passare all’azione.

A presto, nelle strade.

Dei/lle viventi mortali

 

Nota del traduttore: in Francia, la copertura sanitaria (consultazioni mediche, esami, medicinali, ospitalizzazioni) è per due terzi pagata dallo Stato. Il terzo restante è a carico del paziente, in genere tramite delle assicurazioni malattia associate al proporio lavoro, quindi di livelli molto diversi secondo il proprio salario. I nullatenenti sono presi interamente in carico dallo Stato, con prestazioni molto mediocri.

 

[Traduzione : Il Rovescio]

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