(Dibattiti e riflessioni) – Dal centro alla periferia

gianni-berengo-gardin-38NdAtt.: Questo piccolo testo é di quelli che segnano un salto di paradigma. É apparso nella rivista ProvocaAzione nel 1987. La seconda metà degli anni ’80 era segnata dal riflusso, la fine dell’ipotesi rivoluzionaria. Dato che le masse avevano disertato i sogni, qualche gruppo autoritario di lotta armata continuava la sua guerra privata contro uno Stato di cui non era altro che una immagine riflessa in più piccolo. Dall’altra parte, gli eterni teorici sempre pronti a trovare delle ragioni per non passare mai ai fatti (ed effettivamente l’aria di quei tempi era meno conflittuale di quella del decennio precedente). Ma fra rassegnazione, abbandono e ripetizione di uno scenario sempre uguale, un pugno di anarchici continuava a scegliere di combattere contro questo mondo, con il metodo della libertà, del desiderio individuale, del libero associarsi, di mille gruppi autonomi, che si creano, agiscono e si sciolgono per ricomporsi. Coscienti della loro relativa debolezza, qui compagni hanno elaborato una strategia che trova la propria forza nella sicurezza del nemico:il fatto che esso sia presente dovunque, l’ipossibilità per il potere di difendere tutte le sue strutture. Ecco: l’attacco innanzi tutto. Dal centro alla periferia (se il rapporto di forza é sfavorevole ai rivoluzionari)

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L’attacco innanzi tutto. Come discriminante, come parola d’ordine, come progetto concreto. Nei fatti. Anche nei piccoli fatti. Non nelle chiacchiere. Anche se fossero le solite chiacchiere sui massimi sistemi.
Se dobbiamo incontrarci, incontriamoci su ciò. Nei fatti contro le grandi realizzazioni, i grandi templi della morte, i complessi visibili da lontano e che richiamano l’attenzione di tutti, anche di coloro che ne inventano di cotte e di crude per far finta di non capire.
Su ciò pienamente d’accordo. Ma non solo su ciò.
Tutti i giorni, nei nostri percorsi obbligati, segnati a forza dal capitale e dai suoi interessi, incontriamo obiettivi poco visibili. Non sono le grandi cattedrali che riflettono sullo schermo gigantesco dei mezzi di informazione di massa il loro significato, ma sono i minuti terminali di un mostruoso progetto di controllo e di repressione, di produzione e di arricchimento per i padroni del mondo.  Questi minuti obiettivi passano spesso quasi inosservati. Qualche volta li usiamo noi stessi, senza accorgercene.
Ma dal piccolo rivolo, innocuo ed esile, si costruisce, d’affluente in affluente, il grosso fiume turbinoso e sporco. Se non possiamo erigere una diga sul fiume, perché le nostre forze
non lo permettono, riduciamo almeno l’afflusso di acqua interrompendo una parte di questi piccoli apporti.
E questo possiamo farlo. Nessun controllo repressivo, per quanto capillare, potrà mai salvaguardare ogni elemento del progetto produttivo nel suo insieme. La polverizzazione nel territorio è una delle condizioni della produzione capitalista.
Ecco, essa può diventare il punto di partenza di una nostra strategia d’attacco. Facile, anche se non preclusiva di altri interventi, più consistenti e, singolarmente presi, più significativi.
Ma, non dimentichiamo, la significatività dei piccoli attacchi è data dal loro numero e ciò è possibile in quanto non si tratta di azioni di grande complessità, anzi spesso si tratta di fatti decisamente elementari.
Pensiamo sia tempo di andare dal centro alla periferia.

[da ProvocAzione, n. 3, marzo 1987]

 

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