Crest : A proposito di dialogo, solidarietà e attacco

Come individualisti, è difficile parlare di solidarietà, perché non vogliamo esprimerla ad un gruppo, ma a delle individualità, che sentiamo sufficientemente vicini per voler stabilire un dialogo.

Ci sentiamo solidali con coloro che attraverso i propri atti e discorsi ci trasmettono una volontà di combattere qui ed ora il potere in tutte le sue forme.

Per noi il modo più sincero di sostenere degli individui in rivolta è di rivoltarci noi stessi e attaccare. Il fatto che delle persone che si considerano come potenziali complici, si trasmettono della forza, può permettere che siano la nostra etica e le nostre passioni a guidare le nostre azioni, e non invece la paura e la rassegnazione derivanti dalla repressione.

Attraverso l’attacco, vogliamo rompere l’isolamento ed esprimere la nostra rabbia e le nostre tristezze. Nei momenti in cui non si contano più le prese di distanza, noi riaffermiamo posizioni offensive e irrecuperabili.

Noi pensiamo che se vogliamo affilare la pratica e la critica, potrebbe allora essere interessante condividerle, confrontarsi con altri. Non ci interessa l’idea di produrre idee etichettate come “anarchiche”, che tutti possono accettare e adattare al proprio discorso o contesto locale. Ci piace il dissenso e il conflitto che ci permettono di prendere posizione. Siamo tanto disgustati dall’apatia onnipresente, quanto profondamente toccati dalla bellezza di coloro che si rivoltano senza attendere né le condizioni oggettive, né il terreno sociale favorevole, né il momento strategico. Le nostre scelte non saranno mai opportune, perché sempre altrove. Non abbiamo nessuno da convincere, né da aspettare, abbiamo soltanto un migliaio di piani, il desiderio di incontrare altri complici nell’impazienza e l’irrefrenabile bisogno di entrare in azione.

L’attacco può acquisire molte forme, e per noi il dominio interpersonale deve essere attaccato nella stessa misura come questo esistente che ci soffoca. Non vogliamo fare preferenze. Rifiutiamo questa logica e vogliamo rendere visibile ogni aspetto della nostra insubordinazione. In sostegno, quindi, di coloro che si mettono in gioco dinanzi alla repressione, con i loro affetti, le loro amicizie, la loro sessualità.

Non viviamo nel passato e non vogliamo sperare nel futuro, le nostre rivolte non possiedono futuro, perciò non possono essere posticipate a domani.

Anche se promuoviamo la conflittualità, pensiamo che le discussioni sulla pratica si sono troppo spesso cristallizzate attorno a posizioni polarizzate, che non consentono di riflettere la complessità dei punti di vista. Rifiutiamo il consenso ad ogni costo, ma non vogliamo neanche partecipare in uno scontro dogmatico. Troviamo veramente entusiasmante l’idea che gli attacchi siano variegati, e non ci accontentiamo di certe spaccature (firma ricorrente o meno, ad esempio). Anche se a noi sembra veramente importante comunicare sui nostri atti e anche se non ci ritroviamo nella prospettiva insurrezionale non sentiamo comunque il desiderio di rompere con le persone i cui attacchi rientrano in questo obiettivo.

Rispondiamo alla chiamata per un Giugno pericoloso, perché esprime bene queste sfumature.

Nella notte di giovedì siamo penetrati nel perimetro degli edifici di ENEDIS a Crest, fornitore di energia che permette a questo mondo merdoso di girare. Abbiamo versato 10 litri di benzina, incendiandola con delle fontanelle luminose pirotecniche (bisogna prevedere un piano B nel caso in cui questi non funzionassero). 10 litri di benzina fanno un bel disastro. Quando abbiamo saltato la recinzione per uscire, l’edificio era in balia delle fiamme. Abbiamo appreso più tardi che è stato in gran parte distrutto.

Un piccolo pensiero per gli incendiari di Grenoble, abbiamo trovato particolarmente pertinente la vostra maniera d’attaccare e di comunicare. Le vostre critiche sono articolate molto bene, non avremmo fatto meglio. Ma, vogliamo approfittare dell’occasione per sollevare alcune questioni, e quindi partecipare alla creazione di un dialogo attraverso l’attacco.

Condividiamo le vostre osservazioni sulle nocività della tecnologia. Tuttavia, essa è solo una faccia di nuove forme di dominazione. Per noi, all’origine di queste sfumature sta la civilizzazione stessa. Non vogliamo, dunque, attaccare la tecnologia come uno degli eccessi del sistema, che possiamo trasformare/sostituire, bensì come un aspetto della domesticazione della vita. Non vogliamo accontentarci di una critica del capitalismo, ma mettere in questione il concetto stesso della società (quanto giusta ed egalitaria possa essere). Siamo contro tutte le società, perché non possono esistere senza la sottomissione degli esseri viventi che la compongono. Sia attraverso gli smartphone, che i contatori elettrici Linky [contatori elettrici “conessi”, installati da ENEDIS, che permettono al distributore di elettricità di vedere in tempo reale il consumo – spiare… NdT], ma anche attraverso il lavoro, la famiglia, la cultura, la morale, la giustizia, lo sfruttamento della flora e della fauna…

Per lottare contro la tecnologia è necessario mettere in questione il processo di domesticazione che ci trasforma in esseri civilizzati. Volevamo che questa critica scaturisse da una sorta di discussione interpersonale e condividerla con voi. Troviamo sempre nuovi angoli d’attacco, nuove crepe, nuove mete.

La gioia che abbiamo sentito quella notte vogliamo condividerla con gli altri.

Per Krèm, perché ha sempre saputo mantenere il silenzio.

Per Kara, perché anche se non ha saputo come mantenere il silenzio, ha avuto il coraggio di rivedere le proprie dichiarazioni.

Per Damien, perché le sue parole e la sua determinazione ci donano forza.

Per gli anarchici di Bruxelles che affrontano un processo antiterrorismo per aver lottato senza mediazioni contro tutte le prigioni.

Per glia accusati di Scripta Manent, che rifiutano di entrare nel ruolo di vittime.

Per Nicola Gai e Alfredo Cospito, che hanno assunto posizioni ferme malgrado i rischi, e che si sono procurati gli strumenti per le loro ambizioni.

Per coloro che vogliono volar via, anche a costo di bruciarsi le ali.

Cospirazione di Individualità Complici e Caotiche
K.I.C.K.

[Traduzione: Anarhija.info]

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